mercoledì 29 febbraio 2012

Chiesta la conferma di condanna nel processo d'appello a Milano per Lotito e Mezzaroma

MILANO (Ansa) - Il sostituto Pg di Milano, Felice Isnardi, ha chiesto nel processo d'appello, la conferma della condanna a due anni, per il patron della Lazio, Claudio Lotito, e la conferma della condanna a un anno e otto mesi per l' imprenditore Roberto Mezzaroma. Entrambi sono accusati di aggiotaggio manipolativo e informativo e ostacolo agli organi di vigilanza per la vicenda del 2005 con al centro la compravendita dei titoli della società di calcio e un presunto accordo occulto per evitare il lancio dell'Opa. La sentenza è prevista il 12 marzo. La sentenza di primo grado a carico di Lotito e Mezzaroma – condannati rispettivamente a 2 anni e a un anno e 8 mesi, con la  concessione delle attenuanti generiche ma anche con un anno di interdizione dai pubblici uffici e dalle cariche societarie, oltre a multe rispettivamente di 65 mila e 55 mila euro - venne emessa il 3 marzo del 2009. Dunque, sono passati quasi tre anni prima della fissazione del processo milanese d'appello, che vede al centro presunti reati che andranno in prescrizione entro la fine di quest' anno. Secondo la ricostruzione dell'accusa, tra il presidente biancoceleste e il costruttore  Mezzaroma ci sarebbe stato un accordo "interpositorio" che il 30 giugno 2005 aveva portato l'imprenditore ad acquistare il 14,6% di azioni della Lazio per conto di Lotito. In tal modo quest' ultimo non sarebbe apparso titolare del pacchetto azionario in base al quale avrebbe dovuto lanciare l'Opa in quanto aveva "sforato" il 30% di azioni di proprietà. I due così, sempre in base alla prospettazione accusatoria, hanno realizzato «una rappresentazione ingannevole al mercato, occultando un accordo e la vera identità del titolare delle azioni». Azioni che vennero poi restituite a Lotito il 31 ottobre 2006. Oggi il sostituto Pg di Milano Felice Isnardi, nella requisitoria, ha chiarito che Lotito «era a conoscenza dell'obbligo di Opa e ne era stato informato dal suo commercialista». E ha citato anche alcuni passaggi della sentenza del Tribunale milanese sul caso Antonveneta, per sottolineare la necessità delle regole nel mercato delle società quotate. Le condanne di primo grado sono coperte da indulto.


Fonte: lalaziosiamonoi.it

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